SAM GABAI. PRESENZE

9 Oct 2005

l primo approccio verso un pittore è sempre la visita del suo atelier, in loco. Quello di Gabai è a Vacallo, sopra Chiasso, anche se lui vive in fondo alla Valle di Muggio, a Campora, nel comune di Monte. È veramente fra i monti e per di più sul lato della valle che io ho visto come più oscuro, umido, ventoso e senza sole, ma con vista sulle terrazze, gli orti e i prati del versante opposto.

 

Fino a poco tempo fa conoscevo unicamente le sue incisioni, pochi quadri e qualche pubblicazione creata insieme a poeti, ed è solo in autunno che ho visitato per la prima volta il suo atelier che si trova in fondo ad un vicolo cieco dedicato a Puccini. Sono arrivato senza macchina fotografica. Non osavo, non volevo violare subito il suo ambiente, i suoi silenzi, il suo mondo. Lo farò un’altra volta, più in là nel tempo, quando questo suo spazio creativo avrà già accettato la presenza della camera digitale, delle luci, dei cavi e dei filtri che porteremo per filmare.

 

Ho girato alcune scene in Val di Muggio, altre a Milano, sua città di formazione, d’educazione pittorica, di riferimento e di confronto espositivo. La maggior parte del film si svolge perlopiù nel suo studio, intriso dall’odore di trementina e di fumo di tabacco da pipa che difficilmente traspare nel film. 

 

Un angolo di osservazione privilegiato da Sam Gabai è la finestra che dà sui prati e sulla valle. Questa vista, penso, influenza molto Gabai che ne fa dei piccoli schizzi, anche se poi lavora su tele di grande formato. Per creare annota instancabilmente e disegna in innumerevoli taccuini le verifiche visive, le riflessioni, qualcosa tra un diario intimo e una memoria visiva.

 

Il tempo passa e noi con la camera osserviamo il cambiamento delle stagioni, dei colori, il gelo, la pioggia, la neve. Cambiamenti che ritroviamo in parte anche nelle tele di Gabai, nella materia-colore, nelle "croste", come a lui piace chiamarle. Aggiunge, sulla tela, pittura su pittura, pennellate, oggetti che formano placche di colore dense.

 

Anche nel film ci sono delle sovrimpressioni. Dietro a questo disordine pittorico, spunta sempre madre natura, che domina come una montagna sulla valle, il suo mondo.  Siccome amo le incisioni, in modo particolare quelle di Gabai, sempre con la camera, ho accompagnato l’artista dal suo stampatore a Milano, Pierluigi Puliti, ex-collaboratore del famoso stampatore Giorgio Upiglio. 

 

L’atelier del pittore è un luogo un po’ segreto, intimo, dove si trovano lettere, libri, fotografie, oggetti di altre culture, riproduzioni dei maestri classici, tracce delle lotte con la luce e i colori. Sam Gabai è un solitario: durante il giorno nel suo atelier e la sera in famiglia, come un contadino della valle, fuori di casa sui campi durante il giorno e la sera intorno al tavolo famigliare. Ma la sua cultura è tutt’altro che "bucolica": ama la poesia, studia le opere antiche ed è attento al contemporaneo; i suoi viaggi e le letture cercano di motivare la sua opera con una poetica fatta di domande di senso che non trovano risposte se non che in ambito spirituale.

 

È difficile far recitare il pittore, non ama la finzione, davanti alla camera si pensa goffo, ma visto da dietro la camera, la sua tranquillità è spontanea. Le sue ricerche, le sue espressioni verbali mi convincono e ho cercato di trasmetterle nel film. Il mio problema di cineasta era di sapere a che momento smettere le ricerche, le riprese, il montaggio e la sonorizzazione. Gabai, lui, lo sapeva, lo sentiva. Mi diceva: "Quando l’immagine raggiunge un suo culmine, io mi arresto, se mi accorgo, naturalmente…". 

Anche io spero di essermi arrestato in tempo, come diceva Samuele, tra una pipata e un sottofondo musicale che a me rievoca Puccini.

 

28’ - SD - 2005

Regia: Villi Hermann

Riprese e Montaggio:

Alberto Meroni

 

Produzione:

Imagofilm SA, Lugano

RTSI Televisione Svizzera

 

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